lunedì 26 marzo 2012

Logiche differenti fra gli organi di vigilanza - 1

Il modello attuale di vigilanza in ambito sicurezza sul lavoro è sostanzialmente fallito.
La condivisione di responsabilità fra organi centrali dello Stato e organi di controllo regionali sta facendo acqua e la mancanza di controlli negli ambienti di lavoro purtroppo sembra un dato acquisito.

Innanzi tutto l'attuale modello di vigilanza in ambito sicurezza sul lavoro vede molti attori, troppi attori: i Vigili del Fuoco, le ARPA, le Direzioni Provinciali del Lavoro, il Nucleo Ispettorato del Lavoro dei Carabinieri, il Nucleo Antisofisticazioni e Sanità NAS dei Carabinieri, il Nucleo Operativo Ecologico NOE dei Carabinieri ed infine le ASL con i vari SPRESAL, SPISAL, PISLL.

Inoltre alla presenza di molti soggetti si affianca talvolta lo scarso coordinamento dell'azione di vigilanza delle ASL.

Un altro elemento presente fra gli attori della vigilanza é la diversità di metodo e di logica con cui agiscono. Alcuni organi di vigilanza per formazione e sensibilità intervengono per sanzionare le inadempienze. Ad esempio i vari nuclei dei Carabinieri controllano gli adempimenti dei vari obblighi di legge ed in caso di inadempienze scattano le sanzioni di legge. Cosiccome i Vigili del Fuoco e le Direzioni Provinciali del Lavoro.
Le ASL, ed in misura minore le ARPA, invece soffrono la vigilanza e tendono a dialogare con il controllato piuttosto che controllarne e sanzionarne le azioni.
La diversità di logica e metodo si ripercuote sui vari comportamenti e approcci e sull'efficacia dell'azione di vigilanza. In sintesi alcuni organi di vigilanza tentennano a sanzionare le inadempienze mentre altri hanno pochissime remore.

Con qualche approssimazione possiamo anche affermare che gli organi di controllo statali - Vigili del Fuoco, Direzioni Provinciali del Lavoro, vari nuclei dei Carabinieri - hanno un rapporto sereno con la loro azione di controllo e sanzione al contrario dei vari organi di derivazione regionale - ASL e ARPA - che soffrono tale rapporto.

E questo si ripercuote sull'azione generale di vigilanza ...che manca.

7 commenti:

Ivan Castrovillari ha detto...

Ottima analisi, questo è quanto emerge anche dall'analisi effettuata dai parlamentari deputati ad analizzare il fenomeno degli infortuni sul lavoro; ovvero è necessario ottimizzare la vigilanza ed il controllo nei luoghi di lavoro (anche in relazione ad una logica di crisi economica aggiungerei io), oltre che stabilire protocolli e modulistica comune in relazione agli atti di vigilanza e controllo.

Di seguito il link del documento della Commissione Parlamentare Inchiesta infortuni:
http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/226921.pdf

Ivan Castrovillari

Francesco Cuccuini ha detto...

Ormai sono in diversi che notano e denunciano lo stato pietoso della nostra vigilanza.

In diversi...

Pier ha detto...

Soo d'accordo con quanto riferisci ma sottolineo che (almeno per Modena e Reggio) NON ho notizie di sanzioni a cura VVFF da almeno 10 anni e nemmeno in casi in cui era palese la violazione (Assenza Cpi, incendio non controllato o senza disp. di protezione efficaci, inquinamento da incendio di rifiuti per "mancanza di precauzioni", abbandono rifiuti all'interno di un pozzo, ecc) tanto per ricordarne alcuni seguiti personalmente. Anche i CC locali non sono molto attenti salvo un intervento dei Noe.. Si vede che si confermano le diverse modalità e intensità di azione...anche tra regioni confinanti. Speriamo migliorino

Francesco Cuccuini ha detto...

@ Pier

Può darsi che mi sbagli e soprattutto non ho da difendere nessuno.

Se poi l'atteggiamento leggermente da biasimare é ancora più esteso... peggio ancora.

Gradirei soltanto che chi deve controllare, controlli!

Geom. Ciro De Carli ha detto...

I controlli che vedo nelle aziende sono pressoché inutili, nei cantieri inesistenti, ma quando ci sono sono dolori per tutti a prescindere dalle condizioni

Anonimo ha detto...

le generalizzazioni sono sempre pericolose....
secondo il mio punto di vista, che abbraccia molte provincie (lavoro in ambito edile e su grandi opere), l'approccio più efficace e professionale e di solito quello delle ASL, gli altri entrano raramente e malamente negli aspetti tecnici e sanitari della prevenzione. Il problema della scarsissima consistenza dei controlli va semmai ricercata negli organici ridicoli degli spresal (a proposito, gli altri "sottodipartimenti" delle ASL citati si occupano di ben altro che di sicurezza nei luoghi di lavoro), che sono occupati all'80% per indagini connesse ad infortuni, al 15% per indagini connesse a malattie professionali (su richiesta della Procura dopo segnalazione dell'INAIL). Dare in mano all'Arma dei Carabinieri o alle DPL tutta la gestione dei controlli equivarrebbe, a mio avviso, a tornare indietro di 30 anni... Purtroppo le buone cose fatte anni fa, tra le quali anche e soprattutto l'istituzione di corsi di laurea specifici per il personale ispettivo delle ASL, sono rimaste sospese, perché non si è voluto o potuto dotare i dipartimenti di prevenzione delle ASL di organici "freschi" (leggi professionalmente preparati) ed in numero adeguato.
Saluti, Marco

Francesco Cuccuini ha detto...

@ Marco

Non sto sponsorizzando il passaggio della vigilanza ai Carabinieri o alle varie DPL.
E non sto analizzando le cause di quanto affermato nel post, anche se ho idee molto precise a riguardo.

Sto solo notando la sofferenza degli addetti ASL a sanzionare e magari anche pesantemente se necessario.
Non nego che ne siano capaci.

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